
14) Amore e filosofia.

Presentiamo il famoso passo del Simposio in cui Platone mette
sulla bocca di Diotima la propria concezione di amore- ros,
figlio di Pros e di Pena, dialettico, filosofo. Quando nella
discussione sull'amore  la volta di Socrate, egli - fedele
all'immagine del saggio che non sa - riferisce un discorso che
dice di aver sentito dalla saggia Diotima. Come si legge nel
Fedro, per Platone amore  delirio e follia (vedi letture 11 e
12). Se qualcuno considera l'Amore bello - continua Diotima - 
perch ha pensato che Amore fosse l'amato, non l'amante:
l'oggetto dell'amore - l'amato - appare indubbiamente bellissimo,
ma Amore  il sentimento che afferra l'amante e lo fa soffrire e
delirare,  tormento e dramma nella ricerca dell'amato. Proprio
per questo Amore svolge una funzione positiva: esso  desiderio di
ci che non si ha, desiderio del Bello e del Bene.
Simposio, 201 d-204 c, 206 a-e (vedi manuale pagine 95-96).
1   [201 d] Dir invece il discorso su Amore che ho ascoltato una
volta da una donna di Mantinea, di nome Diotima, la quale era
dotta su questa e molte altre questioni. Facendo fare dei
sacrifici agli Ateniesi prima della peste, ritard l'epidemia di
dieci anni; e fu proprio lei che mi istru nelle cose d'amore ...
Mi prover dunque a riportarvi cos da me solo, per quanto mi
riuscir, il discorso che mi tenne lei, partendo dai punti sui
quali gi siamo d'accordo io e Agatone. Naturalmente, o Agatone, 
bene discutere come tu hai spiegato, in primo luogo [e] chi 
Amore nella sua essenza e natura, e in seguito le sue opere. Ora
mi par pi facile parlarne nell'ordine che tenne allora la
straniera, interrogandomi. Perch anch'io le dicevo quasi le
stesse cose che ora Agatone sosteneva con me, che cio Amore  un
gran dio e ama le cose belle. Lei allora mi provava, con gli
stessi argomenti che ho tenuto ora contro di lui, che Amore,
secondo il mio stesso discorso, non era bello n buono. E io: Che
dici mai, o Diotima? Amore  forse brutto e cattivo?. E lei: Non
bestemmiare; rispose o credi forse che ci che non sia bello
debba essere brutto?. [202 a] Sicuramente!. E cos ci che non
 sapiente, ignorante? Ma non t'accorgi che c' qualcosa di mezzo
fra sapienza e ignoranza?. Che cosa?. Giudicare con giustezza,
anche senza essere in grado di darne ragione. Non sai che ci
appunto non  scienza - perch dove non si sa dar ragione come
potrebbe esservi scienza? N ignoranza - giacch ci che coglie il
vero come potrebbe essere ignoranza? Orbene qualcosa di simile 
la giusta opinione, qualcosa di mezzo fra l'intendere e
l'ignoranza. E' verissimo le dissi. Non conseguirne, dunque,
che una cosa non bella sia necessariamente brutta, n una cosa non
buona, cattiva. Cos anche Amore, poich tu stesso [b] concordi
che non  buono n bello, non credere pi in alcun modo che debba
essere cattivo e brutto, ma qualcosa di mezzo fra questi due
estremi. E per, risposi io, tutti pensano d'accordo che sia un
grande dio. Quali tutti? Quelli che non sanno o anche quelli che
sanno?. Tutti, tutti, dico. E lei ridendo: E come possono mai
[c] sostenere concordi, o Socrate, che Amore sia un grande dio,
coloro che affermano che egli non  neppure dio?. E chi sono
questi? esclamai. Uno, rispose, sei proprio tu, un'altra, io. E
io: Come sarebbe a dire?. E' facile, rispose lei, perch
rispondimi: non ritieni tutti gli di felici e belli? Oseresti
dire che qualche dio non  bello e felice?. Per Giove, no di
certo risposi. E del resto non chiami felici coloro che
possiedono bont e [d] bellezza?. Sicuro!. Ma Amore, l'hai
ammesso, proprio perch  privo di bont e bellezza, desidera
questi beni che non ha. Gi, l'ho ammesso. E come potrebbe
essere dio quello a cui mancano bellezza e bont?. Temo che non
potrebbe in alcun modo. Vedi dunque che anche tu pensi che Amore
non sia un dio?.
2   Ma cosa sarebbe allora, esclamai, questo Amore? un mortale?.
Niente affatto. Ma allora cos'altro ?. Come nel caso di
prima, qualcosa di mezzo fra mortale e immortale. Che  dunque,
o Diotima?. Un demone grande, o Socrate. E difatti ogni essere
[e] demonico sta in mezzo fra il dio e il mortale. E qual  la
sua funzione? domandai. Di interpretare e di trasmettere agli
di qualunque cosa degli uomini, e agli uomini qualunque cosa
degli di; e di quelli cio reca le preghiere e i sacrifici, di
questi invece i voleri e i premi per i sacrifici. In mezzo fra i
due, colma l'intervallo sicch il tutto risulti seco stesso unito.
Attraverso di lui passa tutta la mantica, e l'arte sacerdotale
concernente i sacrifici, le [203 a] iniziazioni e gli incantesimi
e ogni specie di divinazione e di magia. Gli di non si mischiano
con l'uomo, ma per mezzo di Amore  loro possibile ogni comunione
e colloquio con gli uomini, in veglia o in sonno. E chi  dotto di
queste arti,  un uomo demonico, ma chi  conoscitore di altre
tecniche o mestieri non  che un generico. Ora, questi demoni sono
molti e vari: uno di questi  anche Amore. E suo padre e sua
madre, domandai, chi sono?. E' cosa un po' lunga da raccontare,
rispose, ma a te la dir. [b] Quando nacque Afrodite gli di
tennero un banchetto, e fra gli altri anche Poro (Espediente)
figlio di Metidea (Sagacia). Ora, quando ebbero finito, arriv
Penia (Povert), siccome era stata gran festa, per mendicare
qualcosa; e si teneva vicino alla porta. Poro intanto, ubriaco di
nettare (il vino non esisteva ancora), inoltratosi nel giardino di
Giove, schiantato dal bere si addorment. Allora Penia, meditando
se, contro le sue miserie, le riuscisse d'avere un figlio da Poro,
gli si sdrai accanto e rimase incinta di [c] Amore. Proprio cos
Amore divenne compagno e seguace di Afrodite, perch fu concepito
il giorno della sua nascita, ed ecco perch di natura  amante del
bello, in quanto anche Afrodite  bella. Dunque, come figlio di
Poro e di Penia, ad Amore  capitato questo destino: innanzitutto
 sempre povero, ed  molto lontano dall'essere [d] delicato e
bello, come pensano in molti, ma anzi  duro, squallido, scalzo,
peregrino, uso a dormire nudo e frusto per terra, sulle soglie
delle case e per le strade, le notti all'addiaccio; perch
conforme alla natura della madre, ha sempre la miseria in casa. Ma
da parte del padre  insidiatore dei belli e dei nobili,
coraggioso, audace e risoluto, cacciatore tremendo, sempre a
escogitar machiavelli d'ogni tipo e curiosissimo di intendere,
ricco di trappole, intento tutta la vita a filosofare, e terribile
ciurmatore, stregone e sofista. E sort una natura n immortale n
mortale, ma a [e] volte, se gli va dritta, fiorisce e vive nello
stesso giorno, a volte invece muore e poi risuscita, grazie alla
natura del padre; ci che acquista sempre gli scorre via dalle
mani, cos che Amore non  mai n povero n ricco. Anche fra [204
a] sapienza e ignoranza si trova a mezza strada, e per questa
ragione nessuno degli di  filosofo, o desidera diventare
sapiente (ch lo  gi), n chi  gi sapiente s'applica alla
filosofia. D'altra parte, neppure gli ignoranti si danno a
filosofare n aspirano a diventare saggi, ch proprio per questo
l'ignoranza  terribile, che chi non  n nobile n saggio crede
d'aver tutto a sufficienza; e naturalmente chi non avverte
d'essere in difetto non aspira a ci di cui non crede d'aver
bisogno. Chi sono allora, o Diotima replicai quelli che
s'applicano alla filosofia, se escludi i sapienti e gli
ignoranti?. Ma lo vedrebbe anche un [b] bambino, rispose, che
sono quelli a mezza strada fra i due, e che Amore  uno di questi.
Poich appunto la sapienza lo  delle cose pi belle ed Amore 
amore del bello, ne consegue necessariamente che Amore  filosofo,
e in quanto tale sta in mezzo fra il sapiente e l'ignorante. Anche
di questo la causa  nella sua nascita:  di padre sapiente e
ingegnoso, ma la madre  incolta e sprovveduta. E questa 
proprio, o Socrate, la natura di quel demone. [c] Quanto alla tua
rappresentazione di Amore, non c' da meravigliarsi; perch tu
credevi, per quanto posso dedurre dalle tue parole, che Amore
fosse l'amato, non l'amante; e per questo, penso, Amore ti
appariva bellissimo. E in realt ci che ispira amore  bello,
delicato, perfetto e beato; ma l'amante ha un'altra natura, come
t'ho spiegato.
    [...].
3   [206 a] [...] - Riassumendo quindi, l'amore  desiderio di
possedere il bene per sempre. - Verissimo, dissi io.
4   [b] - Poich dunque l'amore  sempre questo, riprese lei, in
quale modo e in quali azioni lo zelo e la tensione di coloro che
lo perseguono possono essere chiamati amore? Quale sar mai questa
azione? Lo sai? - Certo non sarei sempre ammirato della tua
sapienza, o Diotima, n verrei a scuola da te per imparare proprio
queste cose, se le sapessi. - Te lo dir io, allora:  la
procreazione nel bello, secondo il corpo e secondo l'anima. - Un
indovino ci vuole, per capirti. Io non intendo. - No, ma [c] te lo
dir io con pi chiarezza, riprese. Tutti gli uomini, o Socrate,
sono pregni nel corpo e nell'anima, e quando giungono ad una certa
et, la nostra natura fa sentire il desiderio di procreare. Non si
pu partorire nel brutto, ma nel bello, s. L'unione dell'uomo e
della donna  procreazione; questo  il fatto divino, e nel
vivente destinato a morire questo  immortale: la gravidanza e la
riproduzione. [d] Ma  impossibile che queste avvengano in ci che
 disarmonico. E il brutto  disarmonico a tutto ci che  divino;
il bello invece gli si accorda; cos che Bellezza fa da Sorte
(Moira) e da Levatrice (Ilitia) nella procreazione. Per questo
quando la creatura gravida si accosta al bello diventa gaia e
tutta lieta si espande, partorisce e procrea, ma quando si accosta
al brutto, cupa e dolente si contrae, si attorciglia in se stessa
e si ritorce senza procreare, ma trattiene dentro il suo feto
soffrendo. Di qui s'ingenera l'impetuosa [e] passione per il bello
nell'essere gravido e gi turgido, perch il bello libera dalle
atroci doglie chi lo possiede. E, a ben vedere, o Socrate, l'amore
non  amore del bello, come pensi tu! - Ma di che cosa, allora? -
Di procreare e partorire nel bello. - E sia, dissi. [...].

(Platone, Opere, volume I, Laterza, Bari, 1967, pagine 696-700,
701-702).

